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Formazione continua tornata a livelli pre-covid

Formazione continua in crescita in Italia: più partecipazione, più investimenti, più competenze

Secondo il XXV Rapporto sulla Formazione Continua in Italia di INAPP, pubblicato l'8 luglio 2026, nel 2024 la partecipazione degli adulti alla formazione ha raggiunto il 10,4%, in netto aumento rispetto al 6,3% del 2004. Un risultato sostenuto dai Fondi Interprofessionali, che hanno coinvolto circa 780.000 imprese e 10,5 milioni di lavoratori, e dal Fondo Nuove Competenze, che ha interessato oltre 1 milione di lavoratori.

La formazione continua ha coinvolto nel complesso oltre 1,7 milioni di dipendenti, con prospettive di ulteriore crescita nel 2025.

Tra i principali trend emerge il ruolo dell’Intelligenza Artificiale: un’azienda su quattro che utilizza sistemi IA li impiega anche nella formazione, per personalizzare contenuti, adattare i percorsi alle esigenze dei partecipanti e individuare nuovi fabbisogni di competenze.

Le imprese investono sempre più nella formazione per affrontare la difficoltà di reperire personale qualificato, puntando su riqualificazione, aggiornamento professionale e modelli flessibili come microlearning e Academy di filiera.

Restano però alcune criticità, in particolare i divari legati all’età, alla dimensione aziendale e ai territori. Per questo il Rapporto sottolinea l’importanza di una governance condivisa e di strumenti innovativi per rendere la formazione sempre più accessibile, mirata e strategica per le transizioni del lavoro.

Lavoro, INAPP: “Formazione continua tornata a livelli pre-covid, raggiunti oltre 1,7 milioni di lavoratori” - Il Giornale delle PMI

Videobollettino giugno 2026 - Sistema Informativo Excelsior

 

Videobollettino giugno 2026 - Sistema Informativo Excelsior

Videobollettino Febbraio 2026 - Sistema Informativo Excelsior

 

Videobollettino Febbraio 2026 - Sistema Informativo Excelsior

Nuove Linee Guida sui Fondi interprofessionali (2026)

Il Ministero del Lavoro aggiorna le regole dei Fondi interprofessionali per la formazione continua: criteri più stringenti su attivazione, funzionamento e vigilanza, con effetti pratici su programmazione, tracciabilità e rendicontazione dei piani formativi nelle imprese e sugli standard operativi degli enti formatori. Cosa cambia in 5 punti
  1. Nuovo perimetro regolatorio: superate le Linee Guida 2018; introdotti criteri attuali per rispondere a digitalizzazione e riqualificazione professionale.
  2. Attivazione dei Fondi: oltre all’accordo tra parti sociali, conta la capacità di tenuta nel tempo (struttura, procedure, gestione conforme a finalità pubbliche e verificabilità).
  3. Funzionamento: adesioni e utilizzo risorse legati a principi più chiari e trasparenti; programmazione orientata a facilitare controlli e verifiche.
  4. Vigilanza rafforzata: verifiche periodiche formalizzate e strumenti correttivi (fino a commissariamento/liquidazione/revoca) definiti in modo esplicito.
  5. Obiettivo di fondo: omogeneizzare regole e controlli, riducendo difformità operative tra Fondi.
Impatti operativi

Per le imprese

  • Cornice invariata (0,30% destinabile a un Fondo), ma processi più standardizzati.
  • Più pianificazione e documentazione dei piani; aspettative chiare su tracciabilità e rendicontazione, specie per progetti complessi/pluriennali.

Per enti formatori e soggetti attuatori

  • Qualità intesa anche come governance del processo (rispetto di tempi, procedure, regole).
  • Attività formativa verificabile e allineata a obiettivi, destinatari e piano approvato; evitare scostamenti non motivati/tracciati.
Decorrenza e transizione
  • Adozione: decreto direttoriale pubblicato 9 gennaio 2026.
  • Fase applicativa: i Fondi adegueranno regolamenti e procedure interne, mantenendo autonomia gestionale ma recependo criteri comuni.
  • Focus della transizione: coerenza dei processi e sostenibilità dei controlli senza rallentare l’operatività.

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